“Ali”

Traditio

Facile tradurre (dal latino): “tradizione”. Ma “tradere” significa consegnare.  L’evangelista Giovanni scriveva: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi» (1 Gv 1,3). Questo è il senso della “Traditio Symboli”, la “Consegna del Simbolo” che avveniva il sabato prima della domenica della Palme. Coloro che 7 giorni dopo dovevano essere battezzati nella Veglia Pasquale ricevevano il testo del “Credo” (il simbolo delle fede) che dovevano meditare bene prima di aderirvi ufficialmente con la professione pubblica nel Battesimo.
Quest’anno faremo anche noi qualcosa di bello sabato 23 marzo! La sera faremo un momento di preghiera per tutti con la partecipazione speciale dei ragazzi delle Medie, adolescenti e giovani con i loro genitori… E la corsa continua!!!
dL

E i passeri

“Dio esaudirà la mia domanda?” Da duemila anni ripetiamo il Padre nostro, e gli uomini si sentono senza fratelli, e il pane continua a mancare. Da duemila anni ripetiamo il Magnificat, e i potenti sono sempre sui loro troni di morte, e i ricchi sempre più ricchi e incrostati ai loro tesori.
Perché pregare ancora?
Una prima risposta proviene da Mastro Eckhart: «Dio non può che dare se stesso. Dio non può dare nulla di meno che Dio stesso». Allora non ti darà cose, o denaro, o salute, o amori; ti darà lo Spirito Santo.
La seconda risposta viene dalla certezza che un Altro assume la preghiera. Sono certo di un Dio che si china fino a intrecciare il suo respiro con quello dell’uomo, la sua parola con quella dell’uomo. Fino al punto che ha fatto pregare gli uomini e ha detto: “sono parole mie!” (Geremia).
E la terza risposta: «Dio esaudisce sempre, ma non le nostre domande bensì le sue promesse» (Bonhoeffer). La Provvidenza è la promessa che diventa presenza. La Provvidenza consiste nel fatto che lo Spirito viene in noi come energia germinatrice, come potenza che fa gemmare, come forza della mia forza, desiderio dei miei desideri, respiro del mio respiro. Avvicinandomi a Cristo, io ottengo la Provvidenza.
La Provvidenza non è quella goccia che manca perché la vita sia piena, quel centimetro che manca, quella guarigione che manca, quel giorno che manca, ma è nelle forze dell’uomo, che non esistono se non come forze di comunione, come unità di forze, le mie e quelle di Dio. La Provvidenza è nello Spirito che disinsabbia la sorgente, rianima lo stoppino fumigante, riaccende l’evento fondatore, cioè fa scendere e incarnare in me le energie divine e fa Cristo contemporaneo a me, amore come nessuno, sogno di ogni sogno, maestro del desiderio.
Dio non è potente come lo è un ingegnere, un chirurgo, o un vulcano.
Dio è onnipotente nell’amore, cioè può solo ciò che l’amore può.
Potremmo immaginare la Provvidenza con il volto più alto dell’amore, quello di una madre che veglia il suo bambino. Un bambino malato, che piange, che chiama, che chiede aiuto. E la madre è lì che lo tiene per mano, soffre con lui, pende dal suo respiro; ma non lo guarisce.
Non è il chirurgo, non è l’anestesista. La madre entra in sinergia con il piccolo, si fa supplemento della sua forza, coraggio delle sue paure, confine delle sue lacrime, ma la malattia rimane. La madre può solo ciò che l’amore può; ed è moltissimo, è la parte migliore; così Dio, onnipotente amore, può solo ciò che l’amore può.
Il miracolo non è la guarigione, ma la lotta con il male, che vincerà il corpo ma non l’uomo. I miracoli esistono, comunque.
È del premio Nobel Elie Wiesel un toccante racconto intitolato “L’angelo dagli occhi tristi”. In un campo di concentramento i prigionieri ebrei devono assistere all’impiccagione dei loro compagni. Tra i condannati c’è anche un bambino di dieci anni, chiamato «l’angelo dagli occhi tristi».
E mentre gli altri condannati sono raccolti da una morte pietosa e rapida, il bambino è quello che più fatica a morire. E i prigionieri sono lì davanti e piangono. E una donna grida: «Jahvè, dove sei?»
Il rabbino si gira, stringe a sé la donna e le dice piano: «Donna, non vedi? Dio è lì che muore in quel bambino».
Dramma di Dio, dramma della libertà. Dio può tutto, certo. Ma Dio è amore, e allora può solo ciò che l’amore può. L’amore non può togliere la libertà, l’amore non può costringere, non può fare paura.
Dio sa, è presente, è ai piedi delle croci, ma non schioda dal legno. Moltiplica il coraggio. Dio non elimina gli uccisori dei corpi. Dice che qualcosa vale più del corpo. Non ci tira fuori dalla tempesta, ci dà energia per continuare a remare dentro la tempesta. E noi proseguiamo sulle vie di un mondo barbaro e magnifico non per i prodigi di Dio, che pure ci sono, ma per il miracolo di una speranza più forte della tomba, per il miracolo di coloro che sanno di avere il nido nelle mani di Dio, il miracolo di amori che non si arrendono, di cuori che non disarmano.
Ermes Ronchi “Dieci cammelli inginocchiati” (Paoline)

Gruppo Nicodemo

LUNEDÌ 18 MARZO GITA DUOMO di MONZA e Santuario di SARONNO
Partenza 8.30 Pranzo speciale a PizzAut
Iscrizione € 40 entro sabato 16

LUNEDÌ 25 MARZO ore 10.30 a SMB
LA NOSTRA “SETTIMANA AUTENTICA”
Relatrice: Chicca Sacchetti
Per il pranzo € 15 entro sabato 23

Raccolta 2 e 3 marzo

Ecco i ringraziamenti da parte del CELIM:
Durante la nostra presenza, abbiamo distribuito 474 pacchi di riso, raccogliendo 2600 euro.
I contributi che riceviamo ci permetteranno di sostenere 500 bambini e giovani con disabilità attraverso un’educazione inclusiva, migliori diagnosi e trattamenti per autismo ed epilessia.

Easy!

Spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore…  (At 2, 46-47)

Oggi 14 famiglie.
Provaci anche tu!
Scopri i tuoi fratelli!

Manda un messaggio al 3477738981
e domenica prossima pranzerai
“in letizia e semplicità di cuore”

-> Scarica Ali_238_10-03-2024.pdf