“Ali”

Lutto universale

“C’è un tempo per nascere e un tempo per morire […] Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare” (Qo 3, 2a.4).
Ma che significa fare lutto? E che significa elaborare il lutto? In parole povere quando la morte ti colpisce (non perché muori, ma perché muore una persona a te cara… ma – appunto – colpisce te perché la nostra vita è fatta di relazioni e se non ci fossero saremmo morti!) puoi cadere in uno stato tale di sgomento, rabbia, disorientamento da non saper più come fare a vivere. Non esiste una formula magica per uscirne. Certamente occorre aver pazienza e lasciare tempo alla vita che c’è in noi di riorganizzarsi, di ritrovare progettualità e vigore. Se il lutto colpisce diverse persone ci si può aiutare reciprocamente per scavalcare l’abisso dello smarrimento e riorganizzare la vita. Fare lutto ha dunque un grande valore! È necessario per poter vivere.
Non sto a commentare l’opportunità del lutto nazionale proclamato quest’anno per una persona di quasi 87 anni, ma credo che sarebbe necessario un lutto universale per le vite spezzate ogni giorno dalla guerra, dalla fame, dalla fuga… Oggi stiamo (noi, che facciamo parte della categoria “razza umana”!) combattendo in 59 guerre nel mondo. Ci sono milioni (milioni!) di profughi, molti dei quali ridotti alla fame, senza casa, senza dignità, senza futuro, rifiutati dal mondo… e purtroppo si potrebbe proseguire…
“C’è un tempo per fare lutto e un tempo per danzare”. Penso che la cosa peggiore in assoluto sia quella di danzare quando è tempo di fare lutto, ridere mentre altri piangono. Ed è quello che stiamo facendo.
Lo stiamo facendo noi italiani e forse tutto il mondo occidentale che confida nella sua ricchezza senza avere il coraggio di guardare ai suoi piedi di argilla ormai frantumati. Anche la “celebrazione” (ormai biecamente commerciale) del Natale è evidentemente una manifestazione ossessivo-compulsiva della disperata ricerca di felicità nel benessere che porta inevitabilmente alla tristezza e alla sterilità.
Non va meglio – ahimè – nella Chiesa che non ha il coraggio di tornare alla freschezza delle parole di Gesù per riorganizzare la sua vita, si perde a tentare in tutti i modi di riparare una nave ormai sfasciata e non trova la forza di gettare le scialuppe. Cerca di celebrare successi che non ci sono e insegue una popolarità ormai totalmente scomparsa anziché dare vita a centri vitali di fede… come capitò con i monasteri nel Medio Evo.
Nelle icone orientali della natività (questo particolare è di Andrej Rublev) la mangiatoia dove è posto Gesù bambino ha le fattezze di un sepolcro e il bambino è fasciato come un morto: Gesù nasce su questa terra per morirci!
C’è un tempo per fare lutto.
Forse Gesù è venuto sulla terra proprio per insegnare agli uomini a fare lutto: saper superare la morte! Se non fai il lutto rimani vittima della morte per sempre!
Forse ha un senso anche una chiesa come Santa Maria Beltrade: Maria Addolorata ci dice che per dare vita… c’è un tempo in cui l’unica cosa che si può fare è piangere.
Saremo capaci, noi cristiani del 2023, di celebrare il Natale con questa fede?!
don Lorenzo

PAROLE PROFUMATE DI DIO

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie

Preparando la novena di Natale per i nostri ragazzi, mi sono accorto di quanto, in questi ultimi anni, stiamo trascurando la storia dei profeti. E non solo nel catechismo! Michea, Isaia, Geremia, Baruc, Osea, Malachia, Zaccaria e tutti gli altri profeti; e perfino il primo tra gli uomini di Dio, il profeta per eccellenza, Elia: sono quasi diventati afoni per noi. Li abbiamo rinchiusi nelle pagine più facoltative dell’Antico Testamento. Messi lì ogni tanto in qualche lettura della Messa ma chi osa commentarli? Sono presenze poco rilevanti per noi discepoli moderni. Sembra che stiamo lasciando spegnere la fiamma dello Spirito di Dio che li ha generati!
Ma quando ti soffermi a considerare che le loro parole hanno attraversato tantissime albe e tramonti, rotoli e pergamene di sinagoghe, chiese e biblioteche.. che sono state ascoltate e interpretate da uomini e donne di ogni cultura e generazione.. che hanno fatto luce nelle anime di tantissime persone scrivendo la vera storia dell’umanità. Oh, c’è da rimanere meravigliati! E se poi consideriamo che queste parole di uomini come noi hanno raccontato sogni di Dio che si sono realizzati veramente! Pazzesco e straordinario! Ora pensate se una parola scritta su Ali profumasse tanto di Dio da rimanere viva per 500, 600, 700 anni e poi diventasse storia realizzandosi! Siamo davanti ad uno stupendo modo di stuzzicare il disegno di Dio!
Oggi pensiamo che un grappolo di bombe possano scrivere e cambiare la storia: ma non è così! Non sono le decisioni dei detentori di armi a cambiare i confini degli stati ma il coraggio di chi sogna una nuova fraternità tra gli esseri umani! Non sarà mai la vendetta a riparare i torti e portare serenità ma il perdono profondo che sprigiona fragranze di vitalità! Interessi economici e violenza non renderanno un giardino incantevole il nostro pianeta ma la cura delle ferite dopo le devastanti minacce di morte! L’intontimento dei social non farà maturare più in fretta i nostri ragazzi ma la paziente tenacia dei loro educatori che non li abbandoneranno al baratro delle loro sofisticate dipendenze! Non migliorerà il nostro quartiere se saremo tutti connessi sui social o moltiplicheremo occasioni per far feste ma se faremo spazio al diverso e accoglieremo i poveri come ambasciatori di ciò che ci rende più umani.
Appaiono fragili le intenzioni e le parole dei profeti alle orecchie degli uomini di oggi ma non soffermiamoci all’involucro: se sono sogni di Dio certamente si avvereranno!
Anche la piccola preghiera di una mamma può muovere il cuore di Dio verso il figlio adolescente smarrito in questa selva oscura di messaggi confusi che ci circondano. Basta una candela accesa con fiducia da un padre per far sgorgare tenerezza dal cuore di Dio e guarire l’amico malato di depressione. Come può Dio Padre nostro non volgere il suo sguardo benevolo sull’atto di amore di un suo sacerdote per la conversione di un suo giovane. Subito risponde lo Spirito a chi lo invoca senza calcoli per zittire le violenze e liberare gli oppressi. Oh, potessero sgorgare dai bambini maltrattati e feriti e abbandonati e terrorizzati parole di profezia: subito lo Spirito le raccoglierebbe e sfidando le prepotenze degli uomini correrebbe a salvarli! O forse aspetta me? Te? Noi?
Che nostalgia di profeti! Loro hanno pensato a noi e al nostro bene: quindi proviamoci anche noi. Raccontiamo le nostre parole profumate di Dio e spargiamole con abbondanza su questa nostra terra in attesa!
don Giuseppe

Non semplici parole, ma premesse di fatti coraggiosi nel dirci:
BUON SANTO NATALE

Per gli auguri di quest’anno mi lascio guidare dal cammino di Avvento che abbiamo fatto come Comunità Pastorale, dove, aiutati anche dai video durante le S. Messe, abbiamo conosciuto la Terra Santa. E chi tra noi non ha pensato oggi cosa stia succedendo in questa terra…
A dire il vero mi sono sempre sentito a disagio con la facilità con cui a Natale e poi a Capodanno si fanno gli auguri di beni grandiosi e risolutivi, auspicando che le feste che celebriamo portino pace, salute, giustizia, concordia. Anche perché quando diciamo queste parole sappiamo bene che per lo più non si avvereranno e passata l’euforia delle feste ci troveremo più o meno con gli stessi problemi.
Non è questa l’intenzione della Chiesa nel celebrare la festa del Natale. Essa intende ricordare con gratitudine il piccolo evento di Betlemme che per noi che crediamo ha cambiato la storia del mondo e ci permette di guardare con fiducia anche ai momenti difficili della vita, in quanto illuminati e riscattati dal senso nuovo dato alle vicende umane dalla presenza del figlio di Dio. È bella per questo la stella che abbiamo nei presepi delle nostre due Chiese che rimanda a quella di Betlemme e che ci indica un cammino nuovo da compiere per avvicinarci al Signore e portare la sua pace al mondo in questo tempo. È il cammino della compassione, quello compiuto dai magi per fare ritorno alle loro case. È l’unica via di salvezza per chi ha conosciuto Erode e non vuole essere complice del male che trama nel suo cuore.
Il Natale ci dice che Dio per primo ha compassione per l’umanità e nel suo Figlio sceglie di stare insieme a noi. Dalla compassione divina oggi può sorgere un movimento di pace. Essa infatti ci provoca e ci spinge a uscire dalle nostre case, dalle nostre abitudini, dalle tradizioni, dalla sazietà del benessere, per andare incontro e chinarci su chi è scartato, povero, debole, solo. Il Signore è lì e ci attende.
Ma non ci si limita al ricordo commemorativo. Si proclama la fiducia nella venuta di Colui che «tergerà ogni lacrima dai loro occhi», per cui «non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Apocalisse 21,4) e si rinnova la speranza con la quale «noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pietro 3,13). Per questo il grido dei primi cristiani, riportato nell’Apocalisse, era: «Vieni, Signore Gesù!».
Ma questa attesa non è passiva: essa è ispiratrice di tutti quei gesti che pongono fin da ora segnali di giustizia, di riconciliazione e di pace in questa nostra terra pur così tormentata da lacerazioni e ingiustizie. In questo senso anche lo scambio di auguri di contenuto alto può esprimere la volontà di impegnarsi e la fiducia nella forza dello Spirito che guida gli sforzi umani. Per questo non è retorica pensare di guidare gli individui e i popoli a rispettare l’ordine internazionale; la pace e il diritto internazionale sono intimamente legati fra loro: il diritto favorisce la pace. Lo diceva già S. Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Sollecitudo rei socialis” (1988): «L’umanità, di fronte a una fase nuova e più difficile del suo autentico sviluppo, ha oggi bisogno di un grado superiore di ordinamento internazionale». Per questo quanto è avvenuto e sta avvenendo in Terra Santa (e purtroppo non solo lì) con il terrorismo e la guerra è qualcosa che ci interpella. Questa piaga è diventata ora più virulenta e ha prodotto massacri efferati, che hanno reso sempre più irta di ostacoli la via del dialogo e del negoziato, esacerbando gli animi e aggravando i problemi. Tuttavia non bastano soltanto operazioni repressive punitive. Scrive papa Francesco: “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo”.
In questo senso il Natale è portatore di speranza, perché inserisce visibilmente e indelebilmente nella storia il principio personale dell’amore e del dono di sé, che è Gesù Cristo stesso. L’amore porta anche al perdono, senza il quale non ci sarà mai pace; già S. Giovanni Paolo II diceva in proposito: «Non c’è pace senza perdono! Lo ripeto anche in queste circostanze avendo davanti agli occhi, in particolare, la crisi che continua a imperversare in Palestina e in Medio Oriente: una soluzione ai gravissimi problemi di cui da troppo tempo soffrono le popolazioni di quelle regioni non si troverà fino a quando non ci si deciderà a superare la logica della semplice giustizia per aprirsi anche a quella del perdono»… come sono attuali queste parole!!!
Così mi permetto di rinnovare a voi tutti gli auguri per questo S. Natale e per il nuovo anno con la fiducia che non sono solo parole ma premesse di fatti coraggiosi che ognuno di noi può compiere innanzitutto nella propria vita, testimoniando così agli altri che è possibile, pregando con fede per chi è al potere, desiderando concretamente un avvenire migliore per tutti…
BUON SANTO NATALE!!!
don Paolo

PREGHIERE DEI FEDELI

Preghiamo insieme e diciamo: Vieni, Signore Gesù.

Allora le genti vedranno la giustizia. Nell’attesa di Gesù Bambino che viene, chiediamo la grazia di diventare lampade che brillano della sua luce e della sua giustizia. Ti preghiamo.
Astenetevi da ogni specie di male. Gesù Bambino, regalaci un cuore nuovo, capace di accogliere i fratelli e le sorelle in difficoltà, elimina in noi tutti i pregiudizi. Fa che finiscano le sofferenze causate dalle guerre, donaci la pace. Ti preghiamo.
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria. Gesù Bambino, sull’esempio di Giuseppe ti affidiamo tutti i padri, perché consapevoli del dono ricevuto, vivano in pienezza la vocazione paterna e il loro ruolo di educatori responsabili. Ti preghiamo.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Accorda ancora alla tua terra qualcuno che parli a tuo nome, che scuota le coscienze, che inviti a guardare il cielo: manda profeti di fraternità, gente coraggiosa nel denunciare il male e libera di cantare la tua presenza nel mondo di oggi. Ti preghiamo.
Sarai chiamata Mia Gioia. La terra che gli uomini stanno devastando con violenza e bombe, le città che si stanno spegnendo di vivaci giochi di bambini, le strade che poco raccontano di solidarietà e generoso impegno dei nostri giovani possano accogliere l’annuncio lieto di questa parola del profeta: sarai la mia gioia. Ti preghiamo.
Canterò in eterno l’amore del Signore. Per Adriana Cerciello, Giovanna Luciana Mondani e per i nostri defunti. Ti preghiamo.

La Messa delle 11.30 a SMB riprenderà domenica 7 gennaio

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